giovedì 19 marzo 2026

Mio padre è morto

 Mio padre è morto dieci giorni fa. Per me era uno sconosciuto, o quasi. Io per lui però significavo qualcosa, almeno stando a quello che mi ha detto mio cugino al telefono lunedì scorso. 

 Nel 1999 sono stato per la prima volta a casa di mio padre, sui colli bolognesi; due foto mi hanno abbastanza inquietato. In una c'era Mussolini, nella seconda c'era un bambino. Era una gigantografia, occupava un'intera parete. Quel bambino ero io. 

 Ai saluti mi ha detto: Adesso il mio telefono ce l'hai, tocca a te fare la prossima mossa. 

 I giorni successivi ci ho pensato, indeciso. Ci ho pensato e ripensato. Ho deciso che avevo più da perdere che da guadagnare nel conoscere meglio quell'uomo eccessivamente sicuro di sé, eccessivamente amante dell'alcol, eccessivamente instabile. Non gli ho scritto né mai gli ho telefonato.

 Si è rifatto vivo lui nel 2013, su Facebook. Ho accettato la sua richiesta di amicizia ma senza dargli corda quando commentava i miei post, mi limitavo a risposte neutre. Qualche mese dopo, dal nulla mi ha scritto un messaggio: fanculo. Mi ha tolto l'amicizia e non l'ho più sentito per un pezzo.

 Si è rifatto vivo sempre su Facebook nel 2020, mi ha detto che erano i suoi ultimi anni e voleva vedermi. Non ho risposto. Ci ha riprovato nel 2021, non ho risposto. 

 Oggi ho dovuto firmare il consenso alla sua cremazione, in quanto parente più prossimo. Mio cugino mi ha detto che parlava spesso di me, anzi: parlava sempre di me quando era ubriaco. 

 So che ho fatto bene a non dargli corda, ma so che questo dice esattamente che persona sono. E non so perché non riesco a essere diverso da così.

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