Scrittore per strada
dal 2015 in giro per l'Italia a regalare storie
domenica 3 maggio 2026
venerdì 1 maggio 2026
sabato 11 aprile 2026
giovedì 19 marzo 2026
Mio padre è morto
Mio padre è morto dieci giorni fa. Per me era uno sconosciuto, o quasi. Io per lui però significavo qualcosa, almeno stando a quello che mi ha detto mio cugino al telefono lunedì scorso.
Nel 1999 sono stato per la prima volta a casa di mio padre, sui colli bolognesi; due foto mi hanno abbastanza inquietato. In una c'era Mussolini, nella seconda c'era un bambino. Era una gigantografia, occupava un'intera parete. Quel bambino ero io.
Ai saluti mi ha detto: Adesso il mio telefono ce l'hai, tocca a te fare la prossima mossa.
I giorni successivi ci ho pensato, indeciso. Ci ho pensato e ripensato. Ho deciso che avevo più da perdere che da guadagnare nel conoscere meglio quell'uomo eccessivamente sicuro di sé, eccessivamente amante dell'alcol, eccessivamente instabile. Non gli ho scritto né mai gli ho telefonato.
Si è rifatto vivo lui nel 2013, su Facebook. Ho accettato la sua richiesta di amicizia ma senza dargli corda quando commentava i miei post, mi limitavo a risposte neutre. Qualche mese dopo, dal nulla mi ha scritto un messaggio: fanculo. Mi ha tolto l'amicizia e non l'ho più sentito per un pezzo.
Si è rifatto vivo sempre su Facebook nel 2020, mi ha detto che erano i suoi ultimi anni e voleva vedermi. Non ho risposto. Ci ha riprovato nel 2021, non ho risposto.
Oggi ho dovuto firmare il consenso alla sua cremazione, in quanto parente più prossimo. Mio cugino mi ha detto che parlava spesso di me, anzi: parlava sempre di me quando era ubriaco.
So che ho fatto bene a non dargli corda, ma so che questo dice esattamente che persona sono. E non so perché non riesco a essere diverso da così.
giovedì 19 febbraio 2026
Matite colorate
lunedì 19 gennaio 2026
Forse tu c'entri qualcosa
Prima uscita del 2026, Roma. Temperatura ideale (per essere inverno) e passanti perlopiù sorridenti.
Arrivo al sodo: si avvicina una ragazza col berrettino e la borsetta, mille colori fusi insieme.
Ciao, io ti conosco!
Le chiedo di ricordarmi quando ci siamo incontrati e lei racconta che all'epoca era una bambina, in compagnia della mamma; le ho mostrato come funziona la macchina da scrivere e poi a casa ha preteso di averne una uguale. Fortuna che dal nonno ce n'era una, non uguale ma comunque mi sono accontentata, mi dice e ridacchia.
Adesso che fai?
L'università, lettere. Sai che penso che forse tu c'entri qualcosa?
Non esagerare, le dico io.
Invece mi sa di sì, dice lei. Anzi ho appena capito di sì, perché la mamma mi ha letto il tuo libro e poi mi ha preso la macchina da scrivere e ho iniziato a scrivere storie. Penso che l'incontro con te abbia influito parecchio.
E io, mentre la ascolto, oscillo tra la soddisfazione e il sentirmi vecchio.
Ricordi che anno era?
Potrebbe essere il... 2016, sì, ho deciso che era il 2016, dieci anni fa. Bisogna festeggiare con un altro libro, quale mi consigli?
Scelta obbligata: Ventuno vicende vagamente vergognose.
Così sia, e scrivici la dedica!


