Sabato prima uscita dell'anno e il primo libro se l'è preso una signora tedesca, che parla abbastanza bene l'italiano ma vive in Germania. Ho pensato agli stranieri a cui ho spacciato draghi o tautogrammi per strada, alle nazionalità che hanno mostrato più interesse nei confronti della mia attività. In cima alla classifica gli statunitensi: spesso anche se non sanno una sola parola di italiano, mi chiedono che faccio e qualche volta prendono un libro per conservare un ricordo dell'incontro. A seguire i tedeschi. Al terzo posto i francesi ma abbastanza distaccati. Poi: donne dell'est Europa, mai uomini, che vivono in Italia. Di altri stranieri che vivono in Italia da anni, invece, poche tracce. Cinesi, zero. Tra i sudamericani, quasi solo brasiliani. I nordafricani maschi spesso mi salutano. I ragazzi di Pakistan e India e Bangladesh si fermano a guardarmi, a volte per dei minuti; stanno zitti a fissare la macchina da scrivere e il foglio. Nessun altro fa così. Ormai sono sei anni e mezzo che osservo e accumulo dati, ho avuto a che fare con decine e decine di migliaia di persone; sarebbe interessante capire il motivo culturale di certi comportamenti.
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