Sabato all'ultimo, dato che lassù le nuvole sembravano complottare, mi sono messo in Piazza Vittorio Emanuele. Verso metà pomeriggio ho rivisto Harry, che trovo qui ogni volta; è un ragazzo del Nicaragua che insiste perché cambi formula: anziché regalare tautogrammi e avere copie dei miei libri, dovrei scrivere testi personalizzati. Il passante si avvicina, mi dà un tema e qualche stimolo, poi io scrivo la storia. Non sono molto convinto. Ma Harry sabato mi ha pregato perché gli scrivessi una lettera d'amore per la donna che ama. Tempo fa le ha regalato un mio tautogramma in S, adesso vorrebbe qualcosa di più personalizzato. Accetto la sfida, mi faccio raccontare come si sono conosciuti e cosa amano fare insieme (non siate sporcaccioni) e insomma: ne esce una lettera che spero funzioni. Vuole che gliela legga a voce alta e poi mi dice: Amigo, tu ascolta me, questo devi fare. Tira fuori dei soldi, gli dico di no (mi ha detto quanto prende per fare il portiere di un palazzo), lui si impunta: il lavoro si paga. Mi ha chiesto di rileggergliela, aveva un sorriso tremolante. Amigo, ha concluso, hai scritto ciò che faccio fatica a dire. Grazie di cuore, col cuore.
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